• isabellamonga1997

Il retrofuturismo di Blade runner tra nostalgia e post-modernismo

In una fumosa e distopica Los Angeles, le paure e le speranze di coloro che negli anni ottanta percepivano la svolta globalizzante del mondo sono ormai realizzate. Niente più sole, niente più alberi: solo un’incessante pioggia bagna le luci della megalopoli sovraffollata e luminosa.

Los Angeles del 2019 è il futuro: ma è un futuro non privo di inquietudini. L’atmosfera noir che si percepisce fin dalla primissima scena, che offre una panoramica della città per poi spostare l’attenzione direttamente sulla storia con un restringimento di campo, rimarrà una costante per tutto il corso del film. Lo spettatore percepisce un senso di claustrofobia. Le nuvole comprimono le strade dall’alto, le stesse strade sono affollate di macchine e persone senza soluzione di continuità, e i replicanti sembrano sfuggire al controllo dei loro stessi creatori.


Trama

Nel 2019, Los Angeles è una megalopoli dominata da edifici altissimi e macchine volanti. La Tyrell Corporation ha creato i Replicanti, esseri del tutto simili agli umani che hanno il compito di lavorare nelle colonie extramondo come schiavi. Sei di loro, del modello più evoluto, sono riusciti a scappare dalla loro colonia e a tornare sulla Terra, e per questo motivo sono braccati dalla polizia. L’agente Deckard, della squadra di polizia Blade Runner, viene incaricato di dar loro la caccia e “ritirarli” (ucciderli). Questo compito darà inizio ad un film epocale, fatto di attese, inseguimenti e suspance.


L’immagine della metropoli

Il futuro immaginato da Ridley Scott, o meglio da tutti gli artisti, scrittori e registi degli anni ‘80, è la realizzazione delle ansie dell’uomo post-moderno. Si percepiscono grandi cambiamenti, e il film ne realizza le possibili conseguenze, ambientandole solamente 40 anni più avanti.

In tutte le opere artistiche, la riflessione sulla città è sempre stata importante, per quanto di sfondo rispetto alla storia narrata. La Trieste di Svevo è essa stessa un personaggio, che in ogni romanzo si evolve con la storia, e che accompagna e amplifica le emozioni degli altri personaggi. Calvino percepisce le metropoli come fonte di innovazione, ma anche come ricettacolo di memoria: ogni edificio ha qualcosa da dire sul passato della città. Ma essa è soprattutto un territorio continuo, in evoluzione. Al contrario, Pasolini ritiene che gli edifici moderni siano un elemento di disturbo alla forma della città. In un’intervista intitolata proprio “La forma della città” del 1974, il borgo di Orte, un tempo perfettamente inserito nel paesaggio naturale, viene abbruttito da delle case popolari. Certo, questo non significa che Pasolini ritenga il progresso un errore: eppure, nella sua necessaria esistenza, l’evoluzione deturpa l’antichità.

È su questa linea di pensiero che bisognerebbe interpretare Blade Runner: il progresso è desiderato, auspicato da tutti, ma dove ci porterà?


Passato presente e futuro

La riflessione sul futuro porta Scott a riprendere il passato. Si percepisce un atteggiamento quasi nostalgico di ritorno ad un’epoca dove tutto era naturale, meno complesso e in parte più prevedibile. Lo sguardo al passato si percepisce tanto nelle tecniche filmiche e nel riferimento a generi cinematografici consumati, quanto nelle citazioni di personaggi famosi (il filosofo Cartesio, per fare un esempio) e nello stile a tratti altisonante delle declamazioni del replicante Roy, che riecheggiano le modalità recitative del teatro.

Proprio riprendendo i modelli passati si afferma che, almeno in parte, le arti del secolo scorso sono ancora vive e hanno qualcosa da dire. In questo senso, Blade Runner è una promessa: la promessa che il futuro rappresentato nel film sia soltanto la peggiore delle ipotesi.

Il noir

Come abbiamo anticipato nell’introduzione, questo film ha molti tratti del genere noir: le atmosfere cupe, i colori freddi contrapposti a scene di soli colori caldi ma sempre illuminate in modo artificiale e mai naturale, costituiscono lo sfondo nero su cui si muovono i personaggi. La pioggia incessante, il poliziotto dal cappotto lungo che indaga e caccia, le vie strette e sporche della metropoli prendono spunto dai vecchi film Americani, e contribuiscono a costruire un immaginario comune che incornicia le vicende del film. Il ritmo lento dello svolgersi delle azioni marca l’evolversi della storia, e rende il senso di (in)quieta attesa. Questa lentezza si alterna a tratti al ritmo frenetico degli inseguimenti, che porteranno alla morte o del poliziotto o dei replicanti, entrambi combattivi fino all’ultimo respiro.



La casa di JF Sebastian è un locus horridus: chi ci entra viene accolto da inerti manichini, che sembrano doversi muovere da un momento all’altro. La luce filtra dalle finestre e dalle pareti, gettando nella penombra l’edificio sporco e semi abbandonato. Entrando nell’appartamento di Sebastian, i personaggi vengono accolti da strani pupazzetti dotati di vita propria e liberi di muoversi nella casa, educati, spensierati e totalmente apatici. È proprio in mezzo al ciarpame di questo edificio che si svolge il combattimento finale tra l’uomo e il replicante: è una lotta per la sopravvivenza, illuminata dalle luci della città che creano netti contrasti tra ombre e zone chiare.

Ci sarebbero moltissime altre considerazioni da fare in relazione a questo film, così ricco di contenuti. Per ora, però, mi limiterò a queste.


Fonti:

http://www.anonimacinefili.it/2017/10/14/limportanza-blade-runner-nella-cultura-popolare/

https://www.google.it/amp/s/www.ilpost.it/2017/10/04/blade-runner/amp/

http://www.effettonotteonline.com/news/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=983

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